
Mi tormento
e cammino sui ciottoli
levigati dagli anni.
Caduto sono
sotto i dubbi del tempo.
Sotto i tronchi delle querce
si riposa la mente.
L’ombra del salice
mi quieta di sonno
e mi apre dinanzi
una primavera di fiori.
La fedeltà ormai
è un sogno spezzato
che non si può vedere.
Io sono fatto per andare
a scoprire l’ignoto
che mi avvolge di sapere.
Zoppico e cado sovente,
ma ogni passo in avanti
è una meta che mi spinge
a cercare l’infinito
che mi appartiene.
Quante cose conosce
il tempo, quante ancora
il mio andare inquieto.
Io sono fatto
per il cammino che apre,
dentro di me, lo spirito
mi conduce a un sogno
che non mi svela mai.
Dentro di me
silenzi troppo grandi
e lacrime troppe gonfie.
Con la bocca a terra
a sanguinare i sassi
e a stringere fango
tra le mani stanche.
Noi a stento a farti
scendere dalla croce
e tu a faticare
a rendere vita
il nostro nulla,
come il nostro matrimonio
unito alla tua vita
diventa eterno.
Paolo Turturro
