Alzo il calice

Ho contemplato le vette delle montagne, ho meditato sui prati di rugiada, ho inabissato la sguardo nel fondo degli oceani, ho dipinto le aurore, ho pianto con i raggi dell’universo, tutto ho osservato eccetto me stesso.

Tornerà la colomba della pace, solo quando amerai i nemici della pace.

Chi ama Dio e non se stesso, questi ama se stesso.

Ho innalzato l’anima, intrecciando le mie vene al cielo.

Non perderti, non uscire da te stesso. Tardi, anch’io ti ho amato.

Mi gettavo sull’intelligenza e subito diveniva cenere di tempo.

M’inebriavo di colori e di musica, il buio m’invadeva l’anima

e il canto diveniva nenia chiassosa di parole.

Mi attaccai alle creature e vuoto era l’abbraccio della notte.

Tu eri con me e io non ero con te.

Io non stavo bene senza di te e tu soffrivi a stare senza di me.

Alzavo il calice della salvezza e sempre più sete avevo.

L’anima mia ha sete del Dio vivente, quando vedrò il suo volto?

Ti cercavo fuori di me e tu eri dentro di me.

Fu la tua croce a divenire in me l’urlo della vera conversione.

Ero cieco e nel tuo costato traforato ho contemplato la grazia di misericordia per me.

Ero sordo e il tuo silenzio mi ha invaso di estasi gli occhi.

Respiravo peccati e ora ho fame e sete di te. Dipax

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