
Camminavo nel sonno,
vigile ancora
a vedere all’orizzonte.
Giunse finalmente la mia nave
assieme alla nebbia
e scoppiò il cuore
che volò lontano
sull’orizzonte mai visto.
Chiusi gli occhi
e pregai nel silenzio
in questa stanza
e nella sua anima
triste e abbandonata.
Lunghi sono stati
i giorni del dolore
passati in questa stanza
del silenzio.
Lunghe notti a sospirare
l’aurora, senza rimpianto
lasciando le pene
e la propria solitudine
a navigare dentro di me.
Troppe lacrime ho seminato
in questa cella,
dove non si conosce il sonno.
Troppi figli navigano
nudi a cercare un approdo,
io non li abbandono
senza una sofferenza
nel cuore, con un vestito
che si strappa con le mani.
Non aspetto più il tempo.
Il mare attende ogni figlio,
no, non voglio affogare
nelle sue onde.
Esse mi allietano
ma io non rispondo.
Da solo tenterò il cielo.
Da solo e senza un aiuto
salirò in alto
e troverò
il nido delle aquile.
Beato io sarò
tra le sue ali.
Paolo Turturro
