Cento sedici annegati

Cento sedici annegati nel cimitero del Mediterraneo

Il Siràcide ci stupisce nei ruoli della famiglia.

Dov’è la mia famiglia?

Dov’è sono i miei cari?

Siamo precipitati in fondo al mare.

Le onde ci coprono di silenzio.

Abbiamo urlato alla salvezza.

Un’onda mi avvolge i sogni della mia vita.

Volevo divenire marinaio

e mi trovo qui nel tuffo della morte.

Quante volte ho sognato questo viaggio.

Ora è finito in fondo agli squali.

Un viaggio finito a mare.

La morte qui è oltraggio,

non si può chiedere al mare

l’affetto di una madre, di un figlio,

della propria moglie.

Io sono incinta.

Sento dentro il mio grembo

la voce che supplica di nascere.

Sei nata nel tormento delle onde

per vedere la morte.

Io non voglio morire assetato

di acqua di mare.

Io mi arrampico sulle onde

per uscire dalla tempesta.

Dove la mia famiglia?

San Paolo ci esorta a rispettare

i ruoli della famiglia.

Ha un errore di fondo:

la donna sottomessa al marito.

Nessuna barca mi può salvare.

La morte esce dalla giovinezza

per affogare nel nulla.

Tutti chiedono aiuto,

soccorso nel boato del naufragio.

Muto è l’uragano delle onde.

E’ terribile immaginare la morte

di giovani che domandano

un lavoro per soccorrere i propri figli.

Quanto egoismo nella nostra esistenza,

quanto denaro seppellisce la vita.

Muti cadono, come foglie, nel fondo degli abissi.

Muta è la morte in questo capovolgersi

del barcone, precipitato nel buio

del non sapere, io che desideravo la vita,

le mie forze ora sono indebolite.

Io sono un bambino, salvatemi,

vi prego, dal silenzio che mi distrugge.

Nessuno ode il mio respiro,

tutti tacciono nel benessere del denaro.

Caso mai, guardando alla TV,

con il caffè che scola in gola.

Cento sedici ossessionati,

con gli occhi spalancati solo alla morte.

Dov’è la famiglia?

In questo disastro di mare!

Ora figli e figlie,

fratelli e sorelle,

madri e padri

siamo affogati nel silenzio dell’abisso.

Siamo voci seppellite nel fondo del nulla,

neanche gli squali ci ascoltano.

Qualcuno, forse, griderà la nostra morte

con l’alleluia nel cuore.

Un alleluia supplicato al cielo

è la nostra speranza.

Un alleluia che diventa silenzio

nella morte del cimitero nel mare.

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Paolo Turturro

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