
Deluso di me, parlo di me
come se non bastassero le parole.
Sono affamato di libertà,
adoro i fiori, ama i colori,
dialogo con chi pensa.
Non piango i dolori,
pieni di sapere.
Chi mi dice di essere
e chi mi dice di non essere.
Chi sono io?
Un uomo malato, pieno di nostalgia,
chiuso come un uccello in gabbia.
Chi sono io?
Uno che cerca, uno che implora,
uno che non si quieta mai.
Uno che sogna e dimentica tutto.
Chi sono io?
Uno che vuol leggere il cuore degli altri
e non sa ascoltare il suo.
Uno che combatte l’infinito
e non si sazia mai di lottare.
Uno che odia le guerre
e grida e urla al massacro.
Uno che ama sognare
in una casa senza tegole,
aperto al vento
per ammirare il cielo pieno di stelle.
Uno che canta la vita,
nei versi dei poeti.
Uno che disprezza il denaro
e teme se si addormenta nel sonno.
Sono sveglio nel dormire.
Chi sono io?
Uno che ottenebra il cervello
e ama soltanto ascoltarlo.
Uno che chiede perdono
e pensa che il suo peccato
sia più grande della misericordia di Dio.
Chi sono io?
Uno che discute aspramente,
uno che si domanda,
uno che soffre
e a stento comunica con gli altri.
Sono uno che paga per tutto il male
impresso nel mondo.
Quanto male!
Quanto bene assieme al male!
Vita e duello in continuo conflitto.
Uno che non sa tornare a casa,
perché ha perso la strada.
Uno che si annienta nell’amare.
Uno che teme ancora di sognare.
Quanto male fanno i sogni!
Uno che si perde nel cercare
e grida tutto solo nell’universo.
Uno che grida,
come Munch arrabbiato lungo il fiume.
Sono uno che stringe
al petto l’eucarestia,
fa tanto bene stringermelo al cuore.
Piango e le mie lacrime sono
nel suo capo pieno di spine.
Sono uno che sta per amare
e non per dovere.
Sono uno in piedi a cantare,
come Cristo risorto sulla croce.
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Paolo Turturro
