Danzo con Cristo

          Mi sono iscritto alla palestra del silenzio.

Mi hanno confinato nel paradiso della coscienza.

Più ancora, sono blindato nel tabernacolo del Risorto.

Qui dentro vivo beato.

La mia voce è una corrente ardente del Risorto.

Il mio pensare è al di là degli ordini del male,

uno scatarro contro il maligno.

Io non vengo da una guerra scampata, vengo dal vento dello Spirito.

Io non vengo dal Vietman, dove una quota massiccia di gioventù americana venne buttata a crepare senza senso.

Io vengo dall’Arcipelago Gulag, dove la libertà era frutto di sangue e di amaro sudore.

Io vengo dall’armonica a bocca di Dylan, da dove il vento della libertà è uscito dall’animo a contagiare milioni di giovani a fermento di speranze nuove.

Io vengo dai 200 metri piani di Smith e di Carlos a liberare nella città del Messico i desaparecidos, nel ’68.

Io vengo dal fischio di Dylan, da Praga a Parigi, a Berlino, a Roma, negli Stati Uniti e in America del Sud, tutti con lo stesso fischio, tutti con lo stesso animo, tutti con lo stesso ritornello.

Oggi il mondo è un mercato unico, ieri una sola gioventù.

Io ho voluto la libertà di perdermi dentro il costato di Cristo.

Io ho voluto scordarmi dell’oggi e del domani a donare la vita per gli altri.

Dichiaro che non sono quello che tu vuoi, ma quello che Cristo mi ha fatto.

Mi chiudi dentro il canto della tua appartenenza ma io fischio fuori, sul treno che parte sempre oltre.

Tu mi chiedi di suonare la chitarra e io fischio le ruote del treno del west.

Tu mi chiedi di salmodiare liturgie fredde e io sono una chiesa in uscita.

Tu mi chiedi di accasarmi nel lusso ma io corro a occupare il mondo di pace.

Tu mi abbatti con un colpo di pistola e io con Maya Angelou mi rialzo dalla morte.

Oggi tocca a me che non ho mai mosso un passo di danza, dare inizio alla più dinamica danza d’amore: ballare con Cristo.

Non ballo solo, dentro il tabernacolo sento un’andata di passi di libertà.

Ancora una volta quel bambino dei colori, cieco dalla nascita, viene ad annunciarci che l’arcobaleno della pace è dentro di noi. Dipax

 

 

 

 

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