Dialogo d’amore – 12

Tu, figlio di Dio,

in questa tua primogenitura

ci vuoi tutti fratelli.

Quante volte

hai posato il tuo orecchio

sul mio cuore

che palpitava spento per te

e tu mi hai operato

un overdose di spirito.

Mi hai fatto

martire dell’anima.

Ho imparato a morire

prima di crescere.

Tu doni la vita,

come una donna che muore,

partorendo un figlio.

Tu sei la mia contraddizione:

pensare è dimenticare,

amare è odiare,

vivere è morire,

figlio è padre,

luce non è tenebre,

grazia non è peccato.

Tu sei il sangue della mia grazia.

Tu sei tutto ciò che siamo

e tutto ciò che non siamo.

Io sono qui

in quest’oasi di silenzio.

Tu e io nudi

in quest’isola di carne,

nell’isola dei nostri sogni

e dei nostri baci.

Se tu sapessi

in quanti sogni

ti ho amato

e ti ho tradito!

Quante volte

ti ho gridato:

“L’anima mia ha sete

del Dio vivente,

quando vedrò il suo volto?”.

Tu conosci

le mie notti insonni,

mi hai vegliato

al capezzale

senza il tuo crocifisso

appeso alle pareti.

Tu stesso

me l’hai schiodato

e mi hai affrescato

nel soffitto

del mio animo

il Corpo tuo Glorioso. Dipax

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