
Gesù impara (Cur Deus homo)
Nel leggere la parola di Cristo
vorrei essere una vela dell’intelligenza
per uscire dal porto della mediocrità
e dal caos interiore.
E’ vero tutto ciò che è stato
ovunque creduto, sempre
e da tutti?
Quod ubique, quod semper,
quod ab omnibus creditum est.
Le persone nella messa
credono in tutto.
Sanno tutto
e non credono a una parola
di quello che hanno ascotato.
Poveri noi, caduti nella fede
di opportunità.
Mettiamo in campo la nostra fede,
più vuota del vuoto.
Dio si è fatto carne.
Due concetti opposti:
Dio, cioè l’infinito,
la perfezione assoluta,
l’invisibile,
con la carne umana,
il corpo, il limite, l’imperfezione.
Siamo caduti dalle stelle
alle stalle,
dalla poesia al balbettio,
dalla musica celeste
al fracasso delle batterie.
San Paolo trova il primo imbatto
con gli ateniesi,
la loro risposta è amarissima:
come, prego, risorgere dai morti?
Ne parleremo un’altra volta.
San Paolo è in tilt.
Non riesce a dare un risposta.
Andiamo avanti,
si vedrà in un altro momento.
Come capire Dio:
tutto uomo e tutto Dio?
E’ la condizione di Gesù,
esperimentata nella vita quotidiana.
Impara a camminare
nelle braccia di Maria,
impara a fare sgabelli
nella bottega di Giuseppe.
Impara come un fanciullo,
a giocare, a correre,
a tuffarsi nella polvere,
a sudare, a presentarsi
sporco di fango a sua madre.
Cresce in età e sapienza.
E’ vero ragazzo, impara a leggere,
impara a conoscere le persone,
tutto impara,
eccetto il male.
Paolo Turturro
