Gioire

La pietà è una misera stabilità

dell’amore.

Sono un piccolo essere

che cerca l’infinito.

La solitudine è la sorte

degli spiriti grandi.

L’amore non nasconde nulla

e non sa mentire su ciò che ama.

La tempesta scende nel cuore.

Quante tempeste nella nostra vita!

Passiamo quasi tutti i nostri anni

nella caverna dell’inconscio,

senza sapere nulla del senso del dolore,

del senso di ogni tempesta.

Anche noi, come Elia,

sentiamo l’invito del Signore

a uscire da noi stessi

e fermarci sul tuo monte,

cioè sul monte della nostra coscienza.

C’è sempre un vento impetuoso

e gagliardo lassù,

da spaccare la mente,

da spaccare non solo i monti e le rocce.

Ma il Signore non è nel vento.

Ecco il terremoto dell’abbandono,

ma il Signore non è nel terremoto.

No, il Signore non è nei disastri.

Non è in queste assurde guerre.

Come è possibile questa assurda distruzione?

L’uomo è capace di disordine

e di violenze continue

per amore dei soldi.

Ecco il fuoco dell’odio,

ma il Signore non è nel fuoco

del nostro odio.

Dopo il fuoco il sussurro

di una brezza leggera,

lì, nella semplicità della vita

il Signore è presente.

Anch’io mi copro il volto

con il mantello,

dinanzi all’incomprensibile.

Esco dalla caverna di me stesso

e incontro la luce che mi quieta.

Non dormo nella coscienza,

non mento dentro lo spirito.

Vorrei essere anch’io anàtema,

pur di salvare chi mi ha gettato

nell’abisso delle calunnie.

Sono nel silenzio straziante,

ascolto la voce del silenzio.

Scrivo nel libro che non si legge.

Soltanto l’impossibile è capace

di leggere il mio dramma.

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Paolo Turturro

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