Grazie, Maria

Quanto dolore c’è nel tuo cuore, Maria.

Quante sofferenze hai sopportato

per quel figlio disceso dal cielo,

disceso fino alla croce.

Grazie, Maria, per avermi soccorso

nel cammino sacerdotale.

Grazie, per le tue mani

calde e forti a sostenermi nel mio ministero.

Tante cose non si vedono

gesti, azioni, corpi.

Si sente il tuo respiro,

ma non si vede.

Tanto che se non respiri, muori.

Quante angosce sospira il cuore.

La proprietà, il possesso

è il dramma della nostra vita.

Come annunciare ciò che l’angelo

ti ha rivelato?

Annunciare il respiro, annunciare l’amore,

annunciare un abbraccio.

Non temere, Maria, ad annunciare la verità.

Non temere, Maria, ad ascoltare un angelo

che è disceso dal cielo.

Siamo tutti noi, angeli discesi dal cielo.

Tu annunci il mistero

che non si vede,

se non negli occhi luminosi

di chi ti guarda.

Non temere, Maria, annuncia la vita,

altrimenti muore, sotto queste bombe

di uomini votati al denaro.

Tu, tutta sola, a reggere il mistero.

Tu sei fatta di spirito,

e lo spirito non muore.

Quanti giorni tristi e soli,

ha il tuo cuore.

Non temere, Maria, rallegrati

in te furono più lacrime che sorrisi.

Il tuo volto da bambina

imparò presto le rughe del dolore.

Anche Giuseppe ti fece soffrire

con il suo sguardo sconvolgente.

Nell’amore non puoi perdere Giuseppe.

Anche lui nella notte capì il mistero

assurdo disceso dal cielo.

No, non ti ripudiò,

è mia sposa, disse all’angelo,

non temo la sua presenza.

Non temo di prendere con me quel figlio,

aurora solenne dei giorni.

Fui padre, senza essere padre.

E’ fu un’avventura dolorosa,

che finì sulla croce.

E’ stato triste per te, annunciare

il mistero che nel tuo corpo vedevi

e nessuno, proprio nessuno sapeva.

Annunciare, Maria, per te

è vedere la croce.

Sa di assurdità,

sa di forza che scende dall’alto.

Il mistero si può comprendere,

dopo che si è svelato sulla terra.

Bisogna che si squarciano le acque.

Le acque del dolore, le acque,

sorgente zampillante di vita.

Si è squarciato il velo, Maria,

e ci hai lasciato senza fiato.

Senza fiato siamo rimasti

a soffrire sotto la croce,

a soffrire il mistero rifiutato

da chi in te amavi.

Rallegrati, Maria,

ora anche noi siamo annunciatori

di un mistero che vediamo.

Non siamo soli ad annunciare l’amore

di quel figlio risorto nel nostro cuore.

Grazie, Maria, madre mia nel sacerdozio.

Ora anche noi siamo senza fiato

a contemplare il mistero

fatto carpe nelle nostre mani.

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Paolo Turturro

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