
In un lampo di luce,
in questa valle
di alberi chiomati di nebbia
medito la solitudine
e aspiro dove sei incantata tu.
“Se nel tuo paradiso
non mi fai trovare
mia madre,
tieniti il tuo paradiso per te”.
(P. Turoldo).
Io voglio stare,
dove sei tu.
Tra gli alberi ora
chiomati di sole
e gli occhi beati a vederti,
sarò tra le tue braccia
a respirare
il tuo sorriso eterno.
In un lampo di luce,
vedrò il tuo ardente
amore per me.
Tu sarai madre
e io tuo figlio
a goderti nel silenzio
il tuo tacere di madre.
Noi saremo eterni
nel respiro dell’universo,
circondati dall’aurora
che sorge per sempre.
Sono i discepoli di Emmaus
a suggerirmi che Cristo
nello spezzare il pane
lo riconoscono risorto.
I discepoli sono tutti
e due scoraggiati e avviliti.
Anche noi non abbiamo fiducia
in uno sconosciuto.
I discepoli hanno gli occhi
e non vedono in questo uomo
la speranza.
Questo uomo spalanca loro
gli occhi, cominciano a vedere.
Vedere la Parola
di uno sconosciuto.
Sono incantati
da come spiega loro
le scritture.
“Non bisognava che il Cristo,
soffrisse, come i profeti”.
Aperto, chiaro e spaventoso.
Risorge nei loro occhi il Risorto.
Da un mercenario di strada
arriva la notizia
che tutti aspettavano.
Lo sconosciuto è stanco
fa finta di andare,
ormai è sera
è risorto nel cuore.
Lo invitano a restare.
Resta con loro.
Arriva il pane,
lo sconosciuto,
lo prende in mano,
dà la benedizione,
e ahimè, poi scompare,
ma la vita riprende.
I discepoli con lo sconosciuto
aprono il cuore alla risurrezione.
Paolo Turturro
