
Una volta si sceglievano
i re di aspetto fulvio e splendente.
E’ il caso di Davide
che viene unto da Samuele.
Samuele tenta di coinvolgere
il padre verso un suo figlio.
Dio invece sa leggere il cuore
e non l’aspetto.
Saul uccide 1000 e Davide 10.000.
E’ meglio Davide, poi si pente
e torna alla grazia di Dio.
In questa quarta domenica di quaresima
vogliamo meditare il cieco nato.
Resta impalato ai piedi della piscina di Siloe.
C’è un uomo che passa,
l’uomo di Galilea.
Un cieco non vede nulla,
non vede proprio nulla, né i boschi,
non vede i fiori, né gli alberi,
non vede nulla, neanche l’ombra di se stesso.
E lì in attesa di ricevere qualche moneta
da chi ha un cuore debole e fragile.
Ecco il Galileo, si ferme dinanzi a lui.
Gli chiede: cosa vuoi che io faccia per te?
Io non vedo dice il cieco
conosciuto da tanti e da molti,
perché pietoso e bisognoso.
Il Galileo comprende,
si china ai suoi piedi,
impasta con la saliva
una poltiglia di fango
e la friziona sui suoi occhi.
Va’ a lavarti nella piscina di Siloe.
Quello ci va e ci vede.
Nasce la discussione:
Chi ha peccato il cieco o i suoi genitori?
Gesù è chiaro:
non ha peccato
né lui e né i suoi genitori.
Nasce la diatriba:
I farisei sono attendi
e interrogano il cieco
che ha acquistato la vista:
Chi ti ha guarito?
Un uomo con la sua saliva
ha impastato il fango
e l’ha messo sui i miei occhi.
Noi non crediamo
a questo impasto di fango.
Siete voi i genitori?
Si, siamo noi,
ma come egli ha acquistato
la vista noi non sappiamo.
Certo avevano paura
di essere buttati fuori dal tempio.
Che falsità i genitori,
che insolenza i farisei.
La gente diceva:
non è lui che chiedeva l’elemosina?
Nessuno si meraviglia del dono di Dio.
Ricondussero il malcapitato
di nuovo dai farisei.
Dicci come è avvenuto.
Il cieco guarito risponde con ironia:
Volete anche voi credere in questo uomo?
Dio ci scampi. Fuori tu e lui.
Quest’uomo non viene da Dio,
perché non osserva il sabato
e lo cacciarono fuori dal tempio.
Gesù ritorna
e chiede all’uomo:
Tu credi nel Figlio dell’uomo?
E chi è Signore, perché io creda.
Sono qui dinanzi a te.
Ecco la meraviglia di credere.
Alcuni farisei ascoltavano ancora
e dissero: Siamo ciechi anche noi.
Volesse il cielo che fossero davvero ciechi.
La superbia dei preti ci allontana
dal contemplare le meraviglie di Dio.
Paolo Turturro
