Il mercato della fede

III Domenica di Quaresima

Il mercato della fede

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La neutralità non è stata mai una virtù. Mettiamo i pensieri del diavolo alla sedia elettrica. Non sedimentiamo opinioni malvagie nella mente a inselvatichire il nostro animo. Quello che manca alla chiesa di oggi è il lievito dello Spirito santo. Non impastiamo più la Parola di Cristo nella nostra vita quotidiana. Siamo noi il pane! Duro di fede. Siamo noi la grazia! Sclerotici di mente. Siamo noi a comandare le chiese e i sacramenti. Sono il parroco e io comando. Sono il vescovo e io decido. Siamo un mercato aperto, dove vendiamo le mentalità del tempo. Vendiamo i riti dei battesimi, delle cresime e dei matrimoni. Sotto i portici delle chiese non cantano più i catecumeni, ma inneggiano i banchetti di souvenir e i lumini di cera fredda che non riscalda il cuore. Nella pancia delle parrocchie rumina merce umana. Si sale sui tetti con biglietti di euro a vedere i campanili e i panorami delle città. Tutto si vende nei nostri santuari. Peggio di ieri nel tempio di Gerusalemme. Viene una voglia di buttare tutto in aria: statue, sacrestie, navate dove i santi non parlano, altari dove Cristo non si consacra, liturgie dove il cielo non canta. C’è altro in questo mercato: benedizioni e favori, messe pagate a gregoriane, defunti che non si seppelliscono se non con le pompe funebri, con cinquecento bare in deposito. Siamo divenuti dei mercenari della fede. Ma chi può fare come Cristo? Chi può armarsi di fruste? Chi può smantellare la Città del Vaticano? Qualcuno ha invitato i faraoni a svestirsi e a scendere nelle bidonville della terra. Chi l’ha ascoltato? Chi mette in pratica le beatitudini? C’è una gran voglia di buttare in aria le banche dei cambiamonete, i clan del riciclaggio del denaro sporco.

Paolo Turturro

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