
Perdo sonno
a considerare il parere degli stolti,
né tanto meno
quello degli empi
o di teologi che scribacchiano il nulla.
Anche un albero ramifica il cielo,
tanto che la luce filtra tra le foglie
a rendere meravigliosa la meditazione.
Non ho paura del talento del Risorto.
Non seppellisco sotterra
quel talento che è tutta la mia vita.
Cristo è il talento
del mio stesso respiro.
Non abbiamo ancora compreso
che i talenti sono il respiro
della nostra esistenza.
Si: cinque più due
è il concetto della settimana
della nostra permanenza sulla terra.
Troppo facilmente
dimentichiamo l’ottava giorno:
il Giorno della Risurrezione.
Abbiamo paura di Dio che risorge.
Abbiamo paura e persino Lo seppelliamo
dentro le nostre stesse giaculatorie,
per occultarlo dalla nostra esistenza;
con la motivazione:
tu raccogli
dove non hai seminato l’amore,
e raccogli
dove non hai sparso la tua fatica.
Che coraggio ha l’uomo,
nell’affermare che Dio
non ha seminato la vita,
che Cristo non ha sparso
tutto il suo sangue per noi!
E’ un coraggio che impaurisce,
è un coraggio che avvilisce,
è un coraggio che annichilisce
la propria nostra esistenza.
No, non seppellisco Cristo,
talento della mia immortalità.
So che hai il cuore più forte del nostro
e tu non lo sai.
Io non voglio essere capito,
né accettato, né compreso.
Voglio invece capire l’altro,
accettare l’altro, comprendere l’altro.
Io sono l’uomo più volubile del sapere,
mi basta il volere per risolvere i problemi.
Il volere non si appesantisce
e non invecchia,
E tu non potrai
non amarmi:
se perduto
anche tu non potrai
non soffrire ancora.
Paolo Turturro
