Kyrie e Agios

XXXIV Domenica del tempo ordinario

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Il Kyrie, l’Agios.

Il Signore, il Gioiello.

E’ il Signore della benevolenza.

E’ il Signore, perla dell’Universo.

E’ il Signore, Il Gioiello della divinità.

Ecco Signore, vieni,

sei mio amico

e per me non sarai mai

un giudice cattivo.

Non puoi mettere in rassegna

i tuoi eletti, affidati dal Padre tuo.

Siamo stati dispersi,

è vero,

ma tu ci hai ritrovati

nella caverna del nostro spirito.

Ecco siamo pronti a splendere

nel tuo regno d’amore.

Ci hai condotti nel prato dell’anima

a pascolare con Dio.

In cielo non ci sono montoni

e non si entra con il denaro.

La paura e la superbia riducono al nulla

ogni Principato e Potenza del male.

Caro Gesù,

Immagino una visione diversa

del tuo regno finale.

Tu sei il Povero,

svuotato per annientare

i nostri peccati.

Nel tuo incontro finale

tu ci mandi in estasi

a contemplare il Volto santo

che immagine non ha.

Sono divenuto anch’io

un povero cristo,

così mi diceva

la mia povera nonna.

Sei il povero

per essere il nostro Kyrie,

la nostra benevolenza,

il nostro Agios,

il nostro santo.

Finalmente sei la bilancia

del bene e del male,

la bilancia dei buoni

e dei cattivi.

Tu vuoi che nessuno però si perda

e sulla tua bilancia

c’è solo il piatto dei buoni.

Tu ci ritrovi tutti

nessuno è escluso,

nessuno è cattivo in te.

Cioè tutto il male da Te

sarà eliminato,

persino la morte,

annientata sulla tua croce.

Un estraneo sulla nostra porta?

Sei tu, Cristo povero.

La linea di valutazione,

e non di giudizio,

è la nostra coerenza

con la tua Povertà.

Ecco la meraviglia:

Venite, venite a casa mia,

perché ho avuto fame

e mi avete spezzato il pane

della condivisione.

Venite, venite,

perché ho avuto sete

e avete saziato di giustizia

i miei fratelli.

Venite, venite,

perché ero straniero

e sono divenuto vostro familiare,

preso dai barconi del mediterraneo.

Venite, venite,

perché ero nudo,

avevo perso persino la mia dignità

di essere Dio,

e voi mi avete vestito di grazia

del Padre che vi ha donato

Venite, venite,

perché ero malato

e non mi avete isolato

a guarirmi dal corona virus.

Venite, venite,

perché ero in carcere

e siete venuti

a vivere con me

nella cella della vergogna.

In verità dico a voi sacerdoti,

a voi vescovi,

a voi tutti discepoli della mia Parola:

tutto quello che fate a uno solo

di questi miei piccoli,

lo fate a me!

Padre santo, altro dono,

in questa solennità,

non possiamo offrirti che tuo figlio:
Cristo, Signore di ogni universo.

Tutti noi siamo Agios,

santi

nel cuore trafitto di tuo figlio.

Paolo Turturro

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