
La speranza è crocifissa nel nostro cuore.
Kefas la pietra di fondamento
si sbriciola.
E’ la chiesa che ha perso
la dignità del risorto
e si sbriciola
nell’annunciare se stessa.
I vescovi cominciano
a svestirsi di porpora rossa.
I cardinali si tolgono dal petto
i crocifissi d’oro e le chiese
ritornano poveri
come il comandamento
lasciatoci da Cristo.
La povertà, il niente, l’umiltà
sono la forza evangelica
che aprono il cuore
della gente a credere
e a sapere.
La ricchezza non porta
mai frutti di conversione.
Dobbiamo ritrovare
nel nostro apostolato
la povertà della passione di Cristo.
Dobbiamo avere la capacità
di ridare vita.
Si, ridare vita alla fiducia,
ridare vita all’amicizia,
ridare vita alla comunione fraterna.
Abbiamo seppellito giovani
nella loro fede ripudiata e smarrita.
Abbiamo ridotto i cuori
sterili a credere,
a vasi vuoti di fede.
Rifiutano in noi l’opulenza,
l’ostentazione della ricchezza,
l’apparire forti
nella presentazione della Parola
del risorto e morto
ancora nelle nostre prediche.
Ritorniamo a noi stessi,
ritorniamo alla semplicità
dei pastori che nulla ostentano,
nulla sanno del divino,
ma solo di Colui che li ha mandati
ci può dire la Parola.
Sequela povera che diventi
una tana dove rifugiarsi,
un caldo nido
in cui stare
in riparo dal mondo.
Ritorniamo davvero
a Cristo che non disdegna
di essere povero,
svuotato di Dio.
La grazia di Cristo
è la nostra forza.
Paolo Turturro
