
Io prego nel silenzio nella mia anima
e incontro te, in ginocchio,
dinanzi all’alba che sorge.
Esiste nel mondo un luogo,
dove un uomo che ha sbagliato,
possa cominciare daccapo?
Lunghi sono stati i giorni del dolore.
Lunga è la mia tristezza.
Ho perso il senso della vita
che mi ha donato tanta speranza.
Troppi frammenti del mio spirito
si sono sparsi nel dare amore,
bene e soprattutto la libertà di vivere.
Ho il cuore spezzato, fino al respiro
che se ne va.
Dai al tuo prossimo la possibilità
di giustificarsi e avrai molti amici.
L’esperienza nasce dagli errori
e tu sempre ti alzi, dopo essere caduto.
Io cerco soltanto ciò che non si vede.
Io non sono storpio
e il mio cervello è splendido, come le stelle.
Io mi accontenterei del cielo,
di tutte le stelle, di tutti i suoi segreti.
Ho reso sacro ogni cosa,
sacro le stelle, sacro i poveri, sacro le lacrime,
sacro i dolori, sacro il tuo cuore.
Ho reso sacro ogni germoglio,
per dare vita ai fiori.
In questo luogo sacro le campane
squillano lontano, ora ronzano malinconia,
ora sono senza voce, ora senza fine,
solo il silenzio può sentire.
Da qui comincio a rivivere,
vivo con l’amore, vivo con l’aurora,
vivo con l’arcobaleno,
vivo con la natura che mi canta nenie passate.
Vivo le generazioni
che mi hanno lasciato la loro eredità.
Vivo finalmente e posso andare,
dove lo Spirito mi vuole.
Paolo Turturro
