L’aquilone

Tanto desidero ridurre il mio cuore al silenzio.

La bellezza, quella esterna, non mi appartiene,

dentro abita ciò che è più splendida

e non finisce mai.

A me è giunto ciò che in voi

è stato meraviglioso,

l’infinito che avete abbracciato da tempo.

Il mio canto è un muto singhiozzo

che spaventa l’uragano.

Io non posso affrettare la mia stagione.

Non so dirvi, quando passa

e dove procedere per andare.

Io ho trovato in voi qualcosa

che è più forte di una tempesta,

più splendida di ogni fiamma

che arde nel mio cuore.

Torneremo a passeggiare lungo le onde del mare,

lontano dalla morte.

Io amo giocare all’aquilone

con il filo lungo fino al cielo.

Lo tengo con fermezza,

senza toccare il ferro

a un metro dalla punta dello spago.

E’ pericoloso toccare il ferro,

mi scarica tutta l’elettricità del cielo.

Mi diverto a raggiungere il tramonto

che non finisce mai.

Qui, sono senza sogni,

perché con l’aquilone

io vivo il sogno della vita.

Nel deserto dell’invisibile

ho scoperto orme e vestigia umane.

Antica e ancestrale certezza

che anche il cielo è umano.

So fare solo il niente.

Forse basta a non peggiorare.

Il vortice dell’ignoto

non va indietro

nel tempo.

Viaggio solo a sapere

ciò che è amore.

Paolo Turturro

www.dipingilapace.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *