
La coscienza è lo spirito che ci fa uomini liberi.
Non c’è guerra che possa uccidere lo spirito.
Non c’è carro armato
che possa distruggere la nostra coscienza.
Il sale della terra è amore
a distruggere il fetore della morte.
Io cerco colui che mi dà forza.
Sulla via di Emmaus c’è colui
che mi dà il senso alla vita.
Il coraggio è tenere in piedi
ciò che dentro vorrebbe solo crollare.
Ci sono cose che non vorrei
mai fare: come la guerra imbevuta di odio.
Lo spirito nostro doloroso
trova riposo nella solitudine
e diventa nostro rifugio.
Il silenzio ti addormenta,
come una culla che ti rilassa.
Ciò che sembra solitudine,
diventa santuario, dove è guarita la vita.
Permettiamo al silenzio
di cullare il nostro dolore
che diventa forza e coraggio.
Amare è un verbo che ci impressiona,
è un verbo all’infinito,
è un verbo incandescente.
Finché c’è dolore impara a respirare.
La bontà non è nelle tenebre,
ma nel giorno della luce.
Tu mi incontri fino a schiacciarmi
e io non posso raggiungerti mai.
Il mio sangue è tra i sassi,
non posso annaffiare il mio giardino,
solo che i fiori sanno di rosso.
La notte non ha confini,
procede tra i sogni a respirare l’eterno.
Solo di notte io vivo.
Il giorno è di stanchezza mortale.
La notte, la notte è di speranza
che vive di felicità.
Eppure il giorno è la luce del risorto.
Io però non so camminare in paradiso.
Cammino tra la gente
e sento silenzioso il loro respiro
assetato di vita.
Uomini morti dentro
camminano come robot artificiali.
Senza coscienza, senz’anima.
Non conoscono il respiro.
Sono canne sbattute dal vento
che procedono tra palazzi distrutti.
Sono sterili e non sanno
cos’è la gioia.
Rimpianto di un’epoca che fu!
Eppure, crollati del loro cervello artificiale,
possono tornare a respirare,
la vita è bella,
come un sogno che ti ovatta di felicità.
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Paolo Turturro
