L’orologiaio e il cameriere

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“Ho sempre un motivo in più per prendere tempo e parola,

diceva l’orologiaio al suo amico cameriere affacciato,

un mattino, alla finestra della sua casa.

L’unica sopravvissuta nella catastrofe dei valori, nella società d’oggi, è la parola”.

L’altro incorava: “ La mia anima l’ho appesa al balcone.

Il davanzale, a Napoli, è lo spazio più libero per dialogare e pensare.

Da quassù si sa tutto: amore e corna, preti e donne, ladri e carabinieri.

Io sono un uomo scalzo. Non mi accontento di sapere ciò che la gente dice.

Cammino oltre per conoscere. Io valuto la gente dai cibi che ingoia”.

“Anch’io sono uno zingaro, rispose il padrone del tempo,

viaggio a ricaricare le ore spezzate.

Le mie lancette procedono su una carovana

in cerca dello spazio che manca a ognuno di noi,

nati in fretta per morire subito”.

L’altro concluse il buon giorno:” Voglia Dio che le lancette dei giorni belli non si fermino mai

e quelle del dolore si spezzino subito”. Dipax

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