O Galileo


E’ più strana la vita,

non c’è più strano

di quello di stare

tutto solo, perduto

in un campo di grano

o in una vallata di trifoglio fiorito.

Anche i limiti ci proteggono,

espellendo dentro di noi,

quello che è di mente malata,

vuoto, inutile e sporco.

Calpesto le foglie d’autunno

a divenire frammenti

di terra frantumata.

Quanta vita è calpestata,

sotto le pietre c’è un mondo sommerso.

Anche una pietra può indicare un sentiero.

Quanta vita sprecata nella via della superbia,

quanta vita oltraggiata nell’odio.

Siamo fango, siamo terreno

che il fiume trasporta lontano.

Eppure nel terreno fiorisce un giglio,

vestito di profumo.

O Galileo, cinto di incenso,

donaci il canto a incantare il bello.

Io vengo dal ventre di luce,

nessuno sa il mio profumo.

Vengo da un abbraccio di amore,

vengo da un latte di madre.

Tutto finisce in me,

oso incantare il nulla.

Io resto a terra

finché non mi esala il cuore.

Nessuno può sporcare lo spirito.

Imbrattare significa rendere

sporco lo spirito di Dio.

E tu non potrai

non amarmi:

se perduto,

anche tu non potrai

non soffrire.

Paolo Turturro

www.dipingilapace.it

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