Palpito del tuo stesso cuore

 

Il concerto di Natale, nell’anno della cultura.

La Parola del cuore è la preghiera più sublime.

Chi non prega è disumano con se stesso. E’ cenere senza ardere, brucia a morire senza morte.

Ho superato la vergogna, lavandomi con il tuo stesso peccato. Sono caduti i colossi con le mie lacrime. Ora sono senza, ti chiedo il dono di una lacrima. Basta una sola di essa a purificare il mondo.

Da troppo tempo mi sono avvolto con il tuo sudario. Sono pronto a risorgere appena brillerà sulla mia tomba il raggio di una tua lacrima. Sai bene che anche le tenebre hanno un minuto seme di luce e sperano, come la creazione, di risurrezione.

L’ostilità che incontri negli altri a non credere, ti serve per saggiare la resistenza del tuo cuore.

Io sono in una lunga gravidanza d’amore, per partorire dal grembo di Dio. A te, o Cristo, non posso presentare che un resoconto di peccati e di dubbi.

Tu da tempo hai strappato il giornale della mia anima. Il mio spirito non è più un polverone di dubbi. Splende come l’oro nel crogiuolo.

Dammi la morte, Signore, perché possiamo vederci finalmente.

Io so che mi dirai: “Abbracciami!”.

E io deporrò ai tuoi piedi la bisaccia delle mie domande.

Mi accorgerò, aprendola, che sarà totalmente vuota.

Deporrò alla fine dei miei giorni i miei poemi inutili, i miei dubbi di sabbia, i miei perché avviliti,  i miei canti stonati, le mie preghiere stanche e le mie notti oscure.

Allora

mi perderò di eterno

e tu

nel tuo miracolo

mi farai palpito

nel tuo stesso cuore. Dipax

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