Risposta alla nave Acquarius

La rivoluzione dell’amore

Amo senza indugi. Amo senza donare cose. La forza dell’amore non consente indugi. L’amore è davvero la medicina che sana tutti noi. In noi non ci siano preferenze o selezioni dei poveri. Tutti sono nostri fratelli come Cristo ci insegna. Non rifiutiamo nessuno. Non mandiamo indietro nessuno, senza il nostro aiuto o sorriso. La grettezza e la discriminazione sono paletti di chi vuole liberarsi dai numerosi ostacoli nel sovvenire i poveri. Non rimaniamo ostaggi dei nostri sospetti. Esaminiamo i padri della fede, i nostri santi protettori.

Meditiamo e visitiamo Cristo, curiamo Cristo, vestiamo Cristo, consoliamo Cristo, beviamo il calice di Cristo, ospitiamo Cristo, onoriamo Cristo. Non solo con la tavola e i vestiti, come fanno tanti; non solo con gli unguenti, come Maria Maddalena; non solo come Pietro nella barca dei pesci freschi; non solo con l’oro, incenso e la mirra, come i Magi e come tutti noi nelle sante messe; non solo con le bende, come Nicodemo; non solo con il coraggio di Giuseppe d’Arimatea. Ma oltre. Oltre. Non come Pietro nel processo della notte del fuoco a negare Dio, ma a schierarsi fino in fondo con gli innocenti; non come le nostre tante sedi di carità, fondate sulla sicurezza dell’economia. Non una tantum ma poveri con i poveri; ultimi con gli ultimi. Le catene dell’amore di Cristo non sono pesanti e dure, sono raggi d’amore. Non dobbiamo offrire nulla ai poveri, ma ricevere tutto. Ecco ascoltiamo Cristo: ero nudo e mi avete vestito; ero forestiero e mi avete accolto; ero affamato e mi avete dato da mangiare; ero malato e mi avete curato; ero in carcere e siete venuti a trovarmi! Come è vera questa beatitudine per me. Non sono io a visitare Cristo, ma è Lui che viene quotidianamente a trovarmi. Che grande amore! L’amore è la medicina per guarire ogni malattia fisica e spirituale.

Scriviamo dentro di noi, sulla nostra pelle il tatuaggio dell’amore.

Ecco il nostro testamento: ridonare la dignità a ogni persona. Incontrare un povero è toccare il corpo di Cristo. Donare ai nostri occhi le lacrime di chi soffre. Ricevere e custodire nel nostro cuore la storia di chi ci riversa angosce e speranze. Ricevere il sorriso delle labbra di chi ha perdonato dopo un lungo soffrire. Accogliere il dono della collaborazione. Il nostro volontariato, anche nel nostro lavoro quotidiano, sia senza tempo, sia un orologio senza lancette. Gratuitamente riceviamo, gratuitamente doniamo. Nel donare riceviamo di più, tanto da lodare e ringraziare il Signore e da custodire dentro di noi una così grande virtù. La preghiera del cuore, l’adorazione in Spirito e Verità siano i nostri distintivi, siano i nostri sacramenti. Chi ama, respira amore. Chi ama, respira Dio. Si è più beato nel dare che nel ricevere.

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