
E’ finita l’orgia dei dissoluti.
E’ finito il tempo della cattiveria.
Guai a voi distesi sui letti d’avorio
e sdraiati sui vostri divani.
Non canterellate al suono dell’arpa,
né allo strepitio della musica.
Verrà il tempo dell’esilio,
del non parlare, del non danzare,
del non ubriacarsi di droga.
Ormai è il tempo del silenzio.
La nostra è una società senza ascolto,
senza silenzio, senza contemplazione.
E’ una società morta, è una società
senza le nostre parole.
E’ il frastuono la voce che massacra
e che fa vivere i ladri e i potenti.
Tu, sacerdote, combatti la buona battaglia,
sei chiamato ai valori della vita, ai valori
della giustizia, ai valori dell’onestà.
Nessuno tra gli uomini l’ha mai visto
e solo lo spirito urla la verità.
Ora sono Lazzaro che ha fame di terra,
ora sono Lazzaro che lotta la verità,
sopportando le ingiustizie.
Ora sono Lazzaro coperto di piaghe della miseria.
Io ho un nome, mi chiamo Lazzaro,
anche se i cani mi leccano le piaghe.
Ora sono Lazzaro che mi sfamo
da ciò che cade dai banchetti dei ricchi.
Anch’io muoio e guarda caso
sono asceso tra gli angeli.
Muore anche il ricco, senza nome
e grida di essere soccorso con un po’ d’acqua.
Lassù nulla è possibile,
tutto diventa realtà.
Ho tanti pensieri sparsi
sulla via del mio sapere.
Ora sono il vento,
ora sono il fiato degli alberi,
ora sono il respiro dell’universo.
Tutto sopporto e nulla ricordo.
Mi passa tutto dalla mente
che mi nega ogni pensiero.
Nessuna parola resta perenne in me.
Cerco nella foglia caduta dal vento
solo un istante di esistenza.
Cerco nell’uragano del vento
una voce che mi appartiene.
Cumuli di nubi sopporta il mio capo,
a ricordarmi le tempeste che ho sopportato.
Cerco la sorgente che zampilla dentro di me,
per sentirmi vivo e risorto.
Ora ho capito e abbandono
per sempre la mia ansia.
Non ho avuto mai una scrivania,
ho solo fogli sparsi per terra.
Non mi basta uno stipendio
per la mia poesia,
non mi basta una banca
per il mio poema.
Cerco quell’acqua zampillante
che mi fa rinascere.
Io sono già nel respiro dell’universo
e conosco ciò che nascondono le stelle.
Io sono Lazzaro
a godere ciò che gli uomini non sanno amare.
Paolo Turturro
