
Io mi sento smarrito,
là dove non ci sono strade.
Accetto il rischio di non conoscere
una strada che mi porta a te.
Mi lascio scassinare dalla bocca di Cristo.
La povertà è proprio dello spirito.
Siamo poveri di spirito,
come comunicare con milioni di persone?
Vorrei una comunità di cristiani
a vivere il progetto d’amore di Cristo.
Non mille chiese deturpate di oro.
Non bastano i nostri cellulari,
sono muti dinanzi alle tempeste del tempo.
Anch’io mi scaglio contro le mie paure.
La paura mi riempie di energia.
Annego in una fossa d’acqua,
profonda come l’immenso.
Mi tuffo nella sua parola.
Voglio perdere tutto,
per essere tutto di te.
Il mio corpo obbedisce ai voleri d’assoluto.
Le profezie sono spade affilate
che spaccano l’anima.
Non mi trascino la vita,
io cammino con colui che mi dà forza.
Io non considero il vangelo
una raffinata antropologia.
Siamo soffio e alito
e Cristo vuole respirare in noi.
Faccio riflessioni stonate
e frasi inutili per abitare
in una carne imbevuta di ferite.
Nutrirsi di beatitudini è stare
fuori dal mondo,
è essere fuori di sé.
La letizia ci riempie di eterno.
La sua rete ci strozza
fino ad esalare la pace.
La sua barca mi affonda
fino a salvarci tutti.
Ho la bocca infuocata di verità.
Noi deponiamo la fiocca luce,
elmi e spade e siamo nudi
e vergini nella terra dell’eden.
Fondo la fede nel cuore
che non si arrende mai.
Non so quando spunterà l’alba,
in questa notte terribile di collasso.
La mente inquieterà errori,
nel sopportare la luce.
Io non depongo la luce dalla croce.
Potrò vedere il volto della gente,
senza arrossire di colpa.
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Paolo Turturro
