
Io ti comunicherò i tuoi pianti
e la tua pace si romperà.
Tu mi sopporti in questo
mio essere di carne.
La sofferenza della malattia,
del dolore, della disperazione
è soprattutto dramma di Dio.
Di che cosa deve interessarsi un prete?
Dei colori dei paramenti,
dei fiori sull’altare,
delle candele a cera liquida?
Del cuore dell’uomo per palpitare
con quello di Cristo.
Sono in un mare senza sponde,
dove i sogni s’infrangono
e il mio corpo comincia a nuotare
per un oceano infinito.
Il mio corpo è una cattedrale d’amore,
dove sprigiono le mie intuizioni,
dove canto i salmi della gioia,
dove fermento le mie lacrime.
Innalzo l’eucarestia al cielo
e gli uomini sulla terra
ispirano a scoprire
le meraviglie del creato.
Cattedrale d’amore, dove si travasa
l’anima, come una spada infuocata.
Canto i lamenti che mi trasportano
lontano a scoprire l’origine
della mia esistenza.
Ho troppo ferite nel cuore
e ciò che penso deriva dal dolore.
La sofferenza produce
ciò che non si può definire.
Nella bufera i lampi
sono radici che si ramificano
tra le nubi a creare
paura alle menti.
Cosa succede al cuore dell’uomo?
Niente che non si possa rimediare.
Gli anni migliore pesano
sulle spalle dell’uomo,
ma i più liberi devono ancora venire.
Le notti sono squarciate dalle preghiere.
Niente è più sicura
della preghiera del cuore.
Ciò che il mio spirito mi accende,
non si spegne mai.
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Paolo Turturro
