Una città a misura d’uomo

La casa del cielo

Le antiche bellezze della luce,

che emanano dai templi dorici

m’inebriano di paradiso. Anche al pagano il creatore ha rivelato la sua effusione.

Il mio pensare ha una produzione non stop.

Sono come un papiro, non mi basta la sorgente del fonte battesimale.

Ora nelle vene dei miei pensieri scorre soltanto la Parola di Cristo. Mi sono davvero disciplinato al suo dire. Sono amante dell’arrampicata. Scalo più con gli occhi che con i piedi. La vetta dello Spirito è alta, è irraggiungibile. Il dolore ti abbassa nel profondo più atroce e ti ritrovi sulla cima della luce. Nulla può ardire la nostra volontà nella grazia gratuita della croce. La centrifuga della Parola di Cristo ti allerta di volontà. La mia anima è un’aurora, pronta all’incanto del Giorno che non tramonta. Senza che io viva nel mondo, mi rendo conto di ciò che avviene intorno agli uomini, della confusione che loro circonda. L’avvocato del diavolo deve sempre approfondire l’esame e chiedere se la nostra fede è tanto eroica da dare all’uomo d’oggi il passaggio al di là dei nostri occhi. Quell’imbecille non sa che anche attraverso la croce bisogna altamente pagare. Non posso tuttavia essere distratto dalle dose avvelenate del mondo, perché non avvenga che soltanto alla sera del finire sappia dei missili nucleari devastanti, lanciati nella battaglia di un ebete gioco. ( per continuare a leggere vai sulla pagina: Lettere dal Borgo della pace.) Dipax

 

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