Il sogno della spiaggia

Io canto la tenerezza di un bambino che, vestiti di cenci, si nutre di solitudine. L’ho incontrato sulle spiagge di Scopello. Tutto solo navigava, con piedi scalzi, sulla sabbia dei fossili di stelle. “Che fai qui, a raccogliere ancora le conchiglie e i sassolini bianchi?- gli chiesi all’imbrunire del tramonto”. ! Li raccolgo, mi rispose, perché mi danno compagnia. Sono i miei amici fedeli. Non mi abbandona mai”. “E’ Natale, ricordai! Perché non sei a casa?”. “Io sono solo, non ho conosciuto i miei genitori e i mie fratelli mi hanno costruito questa capanna, dove ora io dormo”. “Le capanne sono nei boschi e non sulle spiagge del mare”. “Vieni, poi mi sorprese. Vieni a vedere chi mi fa compagnia”. “No, gridai, non è possibile che tu possa credere ancora, nel dolore della tua solitudine”.” Ma tu chi cerchi, poi mi disse sicuro”. Oh! Le notti dei dubbi! Oh! Le notti dei perché1: quel bambino mi aveva letto dentro. Quante notti a gridare: “Ma ci sei? Esisti tu? Dove sei? Non ti vedo. Non esisti. No, non esisti.” E quel fanciullo ancora a supplicarmi”Ma chi cerchi? Chi cerchi nel deserto della tua anima?” “ Io ancora a gridare sulle onde del mare: “No, non ci sei. Non ti ho mai visto. Non ti ho mai sentito. No, non esisti” No, non ci sei”. Lui più accorato:”Chi cerchi? Non cercare te stesso. Cerchi l’amore che ti attende”. E poi, e poi quel fanciullo sulle onde del mare scomparve e io restai con un sogno angosciato ancora di dubbi. Aprii gli occhi e la spiaggia si riempì di gente vestita di candide vesti. Il primo mi disse:”Io sono quella donna che, morta nel tugurio di vermi, tu mi vestisti con l’acqua del battesimo della risurrezione”. “ Io, continuò il secondo con una corda in mano, sono quel giovane che mi impiccai in carcere, per non subire e cadere nella violenza delle menzogne”.” Io invece, sono quell’alunno. laureato in accademia delle Belle arti, e ora dipingo gli angeli sulla terra”. Io sono Giovanni, sono sceso da Parigi, per mostrarti il mio camice bianco di cuoco di eccellenza”. “Io sono quell’agricoltore, laureato nella terra degli eucalipti che tu stesso mi hai pianto nelle mie mani”. “ Io sono Alberto che mi hai tuffato in mare, per imparare a nuotare e ora questa medaglia la dedico a te”. “Io sono Paolo, sono salito sull’altare dell’eucaristia, vestito dalla tua volontà”. “Io invece sono a Favignana, gestisco un eden di turisti, perché mi hai dipinto il bello nelle vene della mia vita”. Io sono Pietro, vivo a Roma e sono ansioso di vedere fiorire la politica a misura d’uomo, come tu mi hai insegnato”. Quante, quante belle persone ora camminano sulle vie del mondo. Eppure mi resta sempre in solitudine questo cuore che tanto ha amato. Io cerco ancora quel fanciullo che mai ritorna, dopo averlo visto, sulla spiaggia della capanna. No, non verrà, perché è solo un mio sogno. No, non verrà, perché i sogni si realizzano dopo la morte. Il mio cuore è già un fossile che sa solo ricordare. Io resto tuttavia ad attenderlo, non mi resta nessun’altra scelta che attendere. L’amore è fatto così, finché non si svuota, non muore. Il cuore non si svuota mai Un tocco di campane squillò sulla spiaggia. Non ho una chiesa, non ho un altare e le mie mani ora, in questo deserto della vita, sono cattedrale, sono altare, sono tabernacolo. Ora io sono chiesa. Dopo tantissimi anni, sto vivendo il vero Natale di un fanciullo che da sempre vive dentro di me e che si è nascosto nel mio fiato, perché io potessi essere me stesso. Ora so che la capanna del cuore è il suo vero tabernacolo d’amore. Ora il mio cuore sa di fieno, ora il mio cuore sa di tenerezza, Ora il mio cuore sa di Dio. Sulla spiaggia è scomparsa la capanna, ma le campane suonano ancora.

Paolo Turturro

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