lA FANCIULLA

La fanciulla scese nella strada più bassa, laggiù anche la chiesa era buia, chiusa con le campane mute da anni. “Forse è bene che io intervenga,si disse premurosa, non è giusto a Natale una chiesa abbandonata e senza campane. Entrerò, qualcuno pur ci sarà, dato che un lume, quel piccolo cero illumina la navata centrale. Forse sarà il tabernacolo, ancora pieno di pane. Le vetrate sono i colori del firmamento. Io non posso esimermi dall’impegno, dato che il cielo mi ha mandato proprio qui, proprio qui ad aprire una chiesa”. Spinse il portone, pesante di bronzo, nessuno nelle navate scolorite di silenzio. All’improvviso una voce di fremito:”Chi è là, a mezzanotte nasce il bambino, non ora? Le persone, quelle poche rimaste in paese, sono tutte in casa a gustare il tepore del camino”. “Padre, riprese la fanciulla dal tremore della paura, sono Adelaide e ho portato per i suoi fedeli un canestro di stelle”. “Vieni, disse il prete, posalo in questa grotta. Abbiamo poca luce e queste stanotte ci illumineranno di calore. Sarai tu stessa ad accenderle nel cuore di ogni persona”. Le navate lentamente, come in un incanto, cominciarono a riempirsi di famiglie incappucciate di lana. Don Alberto iniziò la messa di Mezzanotte, persino le campane mute da anni, cominciarono a suonare squilli di rinascita. “Ecco, predicò il sacerdote, stanotte è nato il miracolo che attendevamo. La sorpresa sarà alla grotta del Bambinello. Tutti all’ascolto, proprio tutti, dopo la comunione, sfilarono come dei pellegrini dinanzi al presepe e videro un canestro sospeso da mani di un angelo che nessuno vedeva. “Questa stella è per te, Maria che aprì la busta e lesse nel cuore:” Tuo marito è qui e ha trovato lavoro”. “Questa, invece, è per te Giovanni che attendevi tua moglie. Va presto a casa, non senti il vagito di tuo figlio, va ad abbracciare la gioia della tua sposa?”. “Questa che arde e brucia le mani è per te Alberto, tua madre è guarita da quel brutto male della nostra società”. La fanciulla delle stelle di pane, poi distribuì tutte le stelle a svuotare il canestro, come una piccola fiammiferaia. Rimase l’ultima, luminosa e pesante, ma neanche la fanciulla delle stelle di pane sapeva a chi donarla. Qui il cielo si aprì e giustizia e verità si baciarono. Tutti compreso che quella stella così luminosa non poteva che splendere nel cuore di un prete che non aveva paura di mostrarsi nel soffrire. Non aveva timore del silenzio e che proprio nel deserto del silenzio s’innamorò di Colui che sulla croce spirò al cielo:” Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. La stella cometa poi, dal cuore del prete, avvolse, non solo l’interno della chiesa, ma tutto l’intero Borgo, illuminato da Chiara stella. Persino la neve lenta lenta scese sui sentieri del Borgo, come fitta pioggia di luci e il paese divenne una coltre bianca di pace, con i camini fumanti di gioia. Credi anche tu alle stelle, amico che mi ascolti, ti arderanno dentro d’amore. Fa bene a tutti il calore del cielo.

Paolo Turturro

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