Sono quella pecora

Mi hai trovato aggrovigliato nei cespugli della società.

Perduto, senza cuore palpitavo ricchezze, stima e successo.

Si, sono quella pecora smarrita nei tunnel dei perché.

Si, sono quella pecora perduta nel cranio della mia assoluta volontà.

Si, sono quella pecora smarrita dall’ uragano delle filosofie.

Si, sono quella pecora perduta nei covoni

e nei pagliai delle preghiere morte.

Si, sono quella pecora smarrita nei sacramenti spenti di fede.

Celebravo e tu non mi riconoscevi.

Celebravo e non ti sentivo.

Celebravo e tu mi scuotevi di fede.

Si, sono quella pecora perduta dal cuore disabitata di Dio.

Si, sono quella pecora perduta nelle lacrime degli errori.

Spinato, non belavo lamenti.

Spinato, non belavo dolori.

Spinato, non belavo amore.

Si, sono quella pecora perduta a me stesso,

perché volevo camminare tutta sola

nei paesi dei pensieri, dei dubbi

e dei segreti della terra e del cielo.

Tutto nei sentieri del tempo volevo sapere,

eccetto il tuo amore,

eccetto la tua Parola.

Ora sono schiacciato sotto quel ponte di fango

che solo tu conosci,

dove un raggio di luce non penetra.
Tu, sono tu, sei sceso nell’abisso del mio inconscio,

per rendermi cosciente del tuo grande Amore.

Per te amare, è morire per me.

Così mi hai sollevato su ali d’aquila.

Mi hai sollevato dal peso arrugginito della mia vita.

Così mi hai abbracciato

e ho sentito il calore del tuo petto

e la fortezza delle tue spalle.

Non  sento più addosso le colpe,

né il peccato è più dinanzi a me.

Sono tranquilla nelle tue mani.

Tu ora sai della puzza della mia esistenza

ed io del profumo della tua grazia. Dipax

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