Altro non so fare

A

Mi riposo dinanzi al tabernacolo. Sento lui che mi assicura:”Venite a me voi stanchi e affaticati e io vi ristorerò”. Mi appoggio sulle tue spalle e mi sento sicuro. Riposo tutta la mia stanchezza, ti peso tutti i miei dubbi, tutte le mie incertezze. Non ti stancare però a causa di tutti i miei affanni. Non ho nulla da donarti, tu però vuoi, con forza, il mio amore. Cristo che ama l’umano, mi fa impazzire. Siamo nel tempo della fede perseguitata e non creduta. E’ troppo facile filo – solfeggiare. E’ troppo facile essere nazi – preti. Mi comanda il cuore ed escludo ogni schiavitù. Chi ama il nemico, non è mai schiavo. Le persone più perfide, le ho trovate in carcere: dirigenti, assistenti sociali e psichiatra. Versano sui pazienti tutto ciò che hanno subito, dimostrando vero sulla pelle dei detenuti. Qualcuno vuole governare una città, come un carcere. Incontro un mio alunno, tutto sfatto. Mi chiede cinque euro, per fumare e per la droga. Non ci sto più. Sono nato fuori fede. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Agitavo maree di giovani, ora tutto solo ai tuoi piedi. Stringo la tua croce e altro non so fare, altro non so dire. Vivo il tuo cenacolo tutto fuori. Fai tu, non capisco fino dove vuoi arrivare. Non capisco, perché mi vuoi in quest’orto degli ulivi, senza un soldato che mi schiaffeggia, senza un avvocato che mi difenda. Sono fuori dal cenacolo e già mi avvio sul Golgota del cranio. Lasciami, Signore, agonizzare nel silenzio. Mi affido a te, tu fai meglio di me. Non risorgi in una messa solenne, non risorgi in una corale di liturgia. Il mio cuore è stanco e non potrà reggere alla tua risurrezione. Tu risorgi dentro il mio sangue che conosce bene il patire. Il risorto è nell’altra stanza, oltre il castello dei santi, oltre il tempo delle chiese.

Paolo Turturro

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