C’era una volta la fede

Riflessioni sulla III domenica di Pasqua.,

C’era una volta la fede

Ho sognato:

Camminavo su una strada incerta,

spigolosa di sassi e di fossi.

Mi accompagnava uno che aveva ucciso

una persona e si era fatto quindici anni di galera.

Tutti e due lungo una strada,

senza meta.

Nessuno accanto a noi

e neppure tu risorto, come sulla via di Emmaus.

Come riconoscerti nello spezzare il pane,

quando qui non c’è più pane?

Il surplus è nell’immondizia

e milioni di persone muoiono di fame.

Scendevamo soli, distanti da Palermo trenta miglia.

Cominciai a conversare con lui.

Volevo spiegargli pagine del vangelo,

io che camminavo zoppo di fede.

Mentre discutevo con lui,

una persona si accostò accanto a noi.

Sentivo la paura dell’altro.

Sentivo che qualcosa di strano

o di meraviglioso ci sarebbe capitato.

Cominciò lui per primo a dialogare:

Che sono questi discorsi che fate?

Mi ribello a rispondergli:

Tu non sai il nostro dolore!

Tu non sai quanto siamo soli

in questo paese!

Sei un forestiero

e voi insegnare a noi i tormenti della nostra terra?

Capitano tutti a noi i problemi.
A lui i suoi e a me i miei.

Procediamo assieme nel dolore

per non cadere nella depressione.

E Lui: Io non so che cosa vi sia capitato.

Cosa può succedere ancora di grave a Palermo?

Io ripresi: Sono saltati in aria tanti uomini.

Tanti innocenti caduti sulle scale dei tribunali.

I magistrati condannano a morte non solo Cristo.

Tuttora crocifiggono,

Noi speravamo nella risurrezione della giustizia.

Come sperare in Erode?

Come sperare in Cesare?

Credi tu che i cristiani obbedivano al governo di Nerone?

Oggi siamo costretti a obbedire, anche a leggi inique.

Siamo impediti di riconoscerti, Signore,

in questo labirinto di inganni.

Sono passati tanti anni di speranza.

Noi speravamo in una nuova Palermo a misura d’uomo.

Niente da fare.

Qualche vescovo ci ha donato in questi anni

un’ala di riserva, E’ sulle mie spalle.

Le mie sono da tempo atrofizzate.

Un’ala di riserva

per poter volare assieme agli uomini e a Dio.

Mai, come in questo periodo

il cuore è gelido d’indifferenza.

Persino sull’altare oggi ci bloccano,

bloccano la tua presenza,

a consacrarti solo sulle nude pietre.

Noi non cerchiamo più il corpo del risorto,

noi cerchiamo il suo spirito che ci dà vita.

Credo a quegli uomini che hanno lottato

a donarci la libertà

Credo a quel bimbo morto sulla spiaggia dei profughi,

oggi angelo a vestirci di pace.

Dimmi tu, forestiero, a quale fede appigliarci a Palermo?

Quale fede, tu Risorto, puoi annunciarci?

Non siamo due discepoli soltanto

su questa strada della speranza.

Siamo tanti a sperare.

Non ci basta più un pane da spezzare.

E Lui: Stolti e sclerotici di cuore.

La vostra mente è eclissata nella paura.

Su, venite con me!

Su altra strada della fede.

Su altra mente.

In altro cuore.

Ecco, prendiamo quella via dei semplici.

No, non vi spiego i profeti.

No, non vi spiego la croce

che a volte non porta bellezza.

Non vi spiego le scritture

ormai sviscerate e impastate

da confusione degli addetti.

Ecco, camminate sulla strada della semplicità.

Il mio vangelo è semplice.

Poi disse:

Io vado, sono con voi

nello spirito delle vostre battaglie,

nello spirito delle vostra ricerche,

nello spirito della vostra libertà.

Sono con voi a germogliare ogni speranza,

a rifiorire ogni sogno.

Sono con voi.

E io: Resta con noi! Ecco laggiù una trattoria.

Resta con noi, Signore,

la terra si fa oscura.

Resta con noi si fa sera.

Resta con noi nella fatica dei giorni.

Resta con noi, a cena, Signore.

E Lui: Entriamo, sediamoci qui.

Ci basta un pane. Ci basta una benedizione.

Ci sedemmo tutti e tre

con gli sguardi di tanti beoni

seduti a boicottare.

Un bicchiere d’acqua fresca fa sempre bene,

dopo un lungo viaggio.

Bevemmo una brocca d’acqua tutta intera

e poi lui si alzò, prese in mano un pane,

lo spezzò e disse:

Questo è il mio pane.

Vi fa bene questo mio corpo.

Poi ci sorrise e sparì dalla trattoria.

Anche il mio compagno si alzò, dicendomi:

Sono stanco di sperare, me ne vado.

Risposi: Ha spezzato il pane per noi.

Ha donato la sua vita sulla croce per noi.

E’ il Cristo Signore!

Non senti il tuo cuore come arde di speranza?

E l’altro: Si, è piaciuto anche a me sperare.

Mi sarebbe piaciuto incontrarlo una volta per sempre.

E io: Lui è risorto dentro di te,

va’, ti accompagna,

è sempre con te,

pur scegliendo altre strade.

C’era una volta la fede. Paolo Turturro

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