L’isola del cuore

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C’era una volta un’isola, dove, per salvaguardare l’estinzione dei sentimenti, furono seminati i grani del buono, dell’amore, dell’onestà, del sapere, della giustizia, della rettitudine, della pazienza e della speranza. Il gabbiano cielo disse alla sua compagna seminiamo tra le rocce l’amore che fiorì abbondante sugli scogli dell’isola. Il fenicottero ogni mattina, da sponde lontane, portava noci che nutrirono i cespugli di pane di bontà. Fu ardita l’aquila a custodire tra le sue ali i semi di rose a divenire pagine di giustizia senza spine. Non da meno fu coraggioso il picchio che incavò nei tronchi delle querce il sapere che la scienza aveva derogato ai robot senza menti. Fu semplice la colomba che nidificò la rettitudine nei giunchi che, pur piegati dalle tempeste, non si spezzavano mai. Fu paziente la tartaruga, lei che fu salvata, ora custodiva la sua compagna nella sabbia della pazienza. L’isola fu colma di sentimenti, verdeggiavano valori in ogni parte. Dal cielo scendevano volatili a beccare nettare. Era così ricca l’isola della bellezza, tanto che gli uomini credettero che fosse una vera allucinazione. Sull’isola però non c’era una strada asfaltata, per cui erano assurdi i miraggi. L’unica pianta a stento a crescere fu la speranza, dato che i piromani non tardarono a picare incendi per lucrare affari su un’isola, dove era naturalmente bandito ogni disvalore e non si conosceva affatto l’acre odore del fumo della cattiveria. Seminare la bestialità era compito solo dell’uomo e gli animali nei continui loro convegni bandivano severamente la presenza dell’uomo. Amici, vi svelo il segreto: l’isola c’è! E’ l’isola del cuore. Potate i rami secchi dei vostri orgogli e vedrete germogliare anche in voi i sentimenti che credete di aver perso. Si respira sicurezza nell’isola dei sentimenti e voi non siete lontani dal suo eden.

Paolo Turturro

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