Oh! il sogno di Isaia

Oh! Il sogno di Isaia? Quando il lupo dimorerà insieme all’agnello? Quando il leopardo si sdraierà con il capretto? Quando gli uomini cammineranno insieme all’innocenza di un fanciullo? Quando il leone si ciberà di foglie come il bue? Quando un bambino alzerà una mano a fermare i carri armati di odio, l’innocenza sarà la guida della giustizia. Un bambino guiderà la pace che il cielo seminerà sulla terra. Io ritorno a dare speranza con il rinascita del vangelo. Io ritorno alla mensa dell’onestà che sfamerà l’umanità di giustizia e verità. Chi è più perseverante Dio o l’uomo? Il dramma è Dio a credere ancora all’uomo. Dio è testardo ad amare fino alla morte di croce. Un Dio testardo sbalordisce persino il catasto delle scienze. Convertiamoci all’innocenza, perché Dio è vicino. E’ vicino, non è nei cieli, come sui monti degli dei. Dio ci è così vicino da sentire il suo respiro dentro il nostro stesso respiro. Chi ha reso storti i sentieri di Dio dentro di noi? Chi ha reso storti i sentieri della coscienza? Può una legge di terra allontanarci da Dio? Ritorniamo sulla retta via. Spogliamoci delle parole di effetto e ritorniamo al contenuto dello spirito. Ritorniamo alla Parola di Cristo. Qual è la sua vera Parola? Come discernere la Sua da quella aggiunta dei discepoli? Liberiamoci dai modi di dire dello scriba, per giungere al contenuto della verità. Uno strumento sacro, nutrito dalle nostre opinioni, non ci porta alla salvezza. Cristo, anche dalle pietre scartate fa sorgere santi e profeti che vivono la sua Parola, fuori da ogni schema, fuori da ogni legge, fuori da ogni appartenenza. Coraggio, parliamo di fede! Coraggio, parliamo di verità! In questo avvento di verità, Cristo vuole rendere felici i cristiani. Quanti cristiani infelici si battono il petto, solo per apparire innocenti. Ritorniamo alla riconciliazione che ci porta nelle braccia della tenerezza di Dio. Ritorniamo alla serenità, scrollandoci di dosso ogni senso di colpa. La fede è la medicina della tranquillità. Ritorniamo all’amore vero che ci splende di timor di Dio. Il timore non è paura, ma è la trepidazione di un padre di tenere in mano il suo bambino appena nato. Chi può tenere Dio nelle proprie mani? Chi si può nutrire del pane di vita eterna? Chi può tenere in mano l’eucaristia? Chi può alzare il calice di salvezza? Ecco il timor di Dio, di non essere degni dell’amore onnipotente. Con le nostre lacrime, non solo a Natale, battezziamo in noi la nascita di Cristo.

Paolo Turturro

www.dipingilapace.it

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