Una favola di pace dallo spazio

Irina e Gabriele: una favola di pace dallo spazio

Ci giunge una sorpresa dall’universo per una diplomazia di pace. Disse Gabriele ai suoi amici“Sulla terra gli interessi effimeri superano quelli essenziali. Il cervello del denaro corre più del loro corpo. Scendiamo sulla terra. I terresti non sanno vivere tra loro. Sono divisi, si uccidono per il colore della pelle, per i confini delle nazioni e per il possesso del denaro. Per loro vale più la ricchezza che la loro stessa vita”. Irina aggiunse:”Gli oligarchi sono i beati e la gente comune è miserabile. Su, scendiamo sulla terra. Comunichiamo il retto vivere dell’universo. Scendiamo non solo da Marte, ma da ogni pianeta e galassia. E’ urgente scendere a salvarli. Rischiamo anche noi, se si esplodono di nucleare. Noi abbiamo la diplomazia del vivere bene comune. Scendiamo non con missili, né con raggi gamma, scendiamo a comunicare che è bello vivere bene e in fratellanza universale”. Gabriele insistette:”Scendiamo non come angeli, ma come viventi del cosmo che voi disconoscete di essere parenti. Anche noi abbiamo patito molto per giungere all’equilibrio del nostro vivere bene comune. Scendiamo senza interessi di conquiste spaziali. Scendiamo a curare i feriti, scendiamo a seppellire i morti ammassati in fosse comuni. Anche noi abbiamo avuto medici pronti a vendicarsi per la morte dei loro cari, ma poi hanno capito che la miglior vendetta è curare i feriti e sanare le menti malate, per non vedere più la morte, non solo dei loro cari”. “Trasmettiamo il coraggio, riprese Irina. Scendiamo di giorno, con il chiarore dell’amore e della verità. Anche noi nel passato abbiamo ucciso, perché ci sembrava giusto sopravvivere sull’altro. Oggi noi viviamo per l’altro. E’ un atto di amore scendere sulla terra a curare le ferite della coscienza e a sanare le menti deviate dei potenti”. Gabriele imperterrito convinse:”Scendiamo come la luce del giorno, senza imperare, ma ascoltando i dolori e i drammi della terra. Noi abbiamo imparato ad ascoltare ciò che pensa l’altro, senza parlare. Scendiamo non dalla superbia che più non ci ingrassa”. Irina cantò la musica dell’universo:”Noi siamo nel sole, noi siamo nei vostri fiori, noi siamo nel vento, noi siamo nei vostri occhi, noi siamo negli alberi su cui voi non riuscite ad alzare lo sguardo, noi siamo nel belato degli agnelli, noi siamo nella luce dell’aurora e ci assicuriamo nello stupore del tramonto. Noi siamo il vostro amore, noi siamo la vostra pace, noi siamo ciò che voi oggi non siete. I nostri occhi non lacrimano più dolori e abbiamo musicato i lamenti dei secoli, giunti da ogni galassia, in vie lattee di pace. L’unica passione che ci infiamma è amare il bello, il vero e il giusto. Non ci sono poeti tra noi, perché ogni bambino culla nenie di poemi. Non ci sono più architetti tra noi, perché le nostre case sono di cielo. Non ci sono più politici tra noi, perché ogni città è casa di ognuno di noi. Ciò che voi desiderate come normalità, per noi è sangue del nostro sangue. Ciò che voi sperate che avvenga nei vostri giorni di pace, per noi è cibo quotidiano. Non siamo divisi da opinioni diverse, perché la nostra parola non ci tradisce, ma ci accomuna di verità. Il risultato del nostro amore è frutto più di un’attesa. Da noi Dio si chiama “Pazienza” e i nostri giardini sono fragranza di ulivi, di mandorli e di fichi. Stiamo scendendo, attendiamo il vostro sorriso di accoglienza. Siamo in due: Irina e Gabriele. A presto, domani sulla terra.

(dialogo tra Irina e Gabriele, continua)

Paolo Turturro

www.dipingilapace.it

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