Eccomi…

Eccomi dinanzi a te. “Mi hai chiamato? Eccomi”. Quel eccomi è pieno di abbandono, è pieno di grazie che mai riconoscerò. Spezzo il pane eucaristico e nel suo silenzio avverto la tenerezza per ognuno di noi. Mischio le mie lacrime in quel suo pane. Quell’umile pane, dove Cristo vive, mi inebria di gioia di Dio. Ecco nelle mie m,ani la sua paternità, ecco la sua energia, ecco il senso della vita, il senso della chiamata. In quel pane tutta la mia forza. In quel pane tutta la mia attesa. In quel pane tutta la mia letizia. Quel pane è il sale della terra, quel pane è la luce del mondo. Mi asciugo sempre la fronte, per scacciare quei pensieri che dubitano l’anima. Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio al denaro. Mi chiudo dentro il tabernacolo, per non incontrare sguardi altezzosi. Non commercio la fatica per un pugno di onori. So coltivare la salute con il pane delle mie lacrime. Sono felice di relazionarmi con la natura, persino il mio asino bussa la terra, per salutarmi. Io non credo che un torto fatto non possa raddrizzarsi. Io credo che perdonare è ascendere al cielo, come tutti i fiumi vanno al mare, anche se il mare non si riempie mai. Si raddrizza l’anima di chi zappa cattiverie, soltanto non opponendo ostacoli e rendendolo persona.

Paolo Turturro

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